Vai al contenuto

Carrello

Il tuo carrello è vuoto

Summer Detox: 35 giorni senza smartphone tra campeggi, mare e Istanbul

Se dovessi trovare un punto di inizio di questa mia Challenge, lo troverei al Digital Detox Festival che si è tenuto a Sauris (UD) questa estate.

Lì, per la prima volta, ho incontrato Punkt: tra professionisti del digitale, esperte di salute mentale, educatrici e imprenditori che raccontavano come la pervasività delle tecnologie digitali stia diventando un problema sociale — e non solo — tra pascoli, sentieri di montagna e la nostra amata tenda.

Non sono capitato al Festival per caso.

Già da qualche settimana sentivo che il mio smartphone stesse diventando un peso nella mia vita di tutti i giorni.

Disperso tra notifiche pressanti, pubblicità ingegnerizzate e doomscrolling, sentivo le mie giornate e le mie energie scivolarmi tra le dita, sempre impegnate sul touchscreen.

Di soluzioni “facili” ne avevo provate diverse, ma tutte con lo stesso scarso risultato.

Mettere un timer alle app? Facile come rimandare la sveglia al mattino: “ancora 5 minuti”.

Nascondere le app? Lontano dagli occhi, ma sempre a portata di touch.

Disattivare le notifiche? Sì, ma come fai a non pensare a quello che ti potresti perdere?

App per ridurre l’uso del telefono? Come un lucchetto che si apre senza chiave.

Così, quando ho visto la pubblicità del Festival sui social, ho pensato che potesse essere un’occasione per ascoltare nuove prospettive.

Cercare di capire se fosse possibile trovare un equilibrio tra presenza digitale e vita reale.

L’incontro con Punkt

Uscendo da un talk e passeggiando tra gli stand del festival, lo vedo: semplice, discreto, essenziale.

Mi avvicino e scopro l’esistenza della Digital Detox Challenge.

Un feature phone?

L’idea mi lasciava perplesso.

Ok i social, ma tutto il resto? Email, banca, identità digitale, mappe?

Poi mi sono detto: l’umanità ha prosperato per secoli senza tutto questo.

Fare un passo indietro, ogni tanto, che male può fare?

E così ho accettato la sfida.

Il MP02 è arrivato il giorno prima di partire per un weekend al mare.

Tra lavoro e preparativi, ho avuto appena il tempo di aprire il pacco e metterlo nello zaino insieme a un libro.

Il giorno dopo, con il caffè ancora caldo, spengo lo smartphone, inserisco la SIM nel MP02 e lo accendo.

L’impatto è forte.

Passare da uno schermo immersivo a tasti meccanici e T9 mi riporta indietro ai tempi delle medie.

Impostazioni minime: suoni, notifiche, poco altro.

Mi rendo conto subito che probabilmente non avrò bisogno della modalità silenziosa.

Il primo vero distacco

Scrivo ai miei: da ora solo SMS o chiamate.

“O perché?” chiede mia madre.

“Cerco di staccare un po’, ma ci sono”, rispondo.

Arrivo in piscina, mi tuffo, poi prendo in mano il telefono.

Segnale c’è. Notifiche zero.

Ed è lì che succede qualcosa.

Prendo il libro.

Leggo.

E continuo a leggere.

Mi accorgo di aver letto più in un pomeriggio che in mesi.

Ogni tanto prendo il telefono per abitudine, ma non c’è nulla da vedere.

E non ho nemmeno voglia di tornare allo smartphone.

Il pomeriggio mi sembra incredibilmente lungo.

Mi soffermai, rendendomi conto di aver letto un numero di pagine superiore a quello di tutti i mesi dell’anno passati messi insieme, a guardare invece gli adulti a bordo piscina.

Chi più chi meno aveva lo sguardo assorto su uno schermo, mentre con le mani cullava il feed di qualche social network.

La tentazione di sbirciare cosa ci fosse dietro l’ennesima canzoncina allettante sullo smartphone della mia compagna, sdraiata sull’erba accanto a me, era forte, ma il rispetto per la privacy e la determinazione a non cedere così presto alla sfida mi fecero desistere.

“Allora, come ti stai trovando?” mi chiese la sera la mia compagna, di fronte al fornelletto su cui stavamo cucinando.

“Difficile a dirsi”, le risposi, “non ho avuto grandi motivi per utilizzarlo. Però il suo dovere lo fa.”

Rimasi un momento a ripensare a quelle parole: intenzione.

Quante volte prendiamo il telefono in mano con intenzione, per fare davvero qualcosa?

E quante volte ci lasciamo trascinare dall’abitudine 

di perderci dietro alla sfilata di post algoritmicamente migliorati per catturare la nostra attenzione?

Dopo tanto tempo sentivo di potermi ricaricare, senza che la mia mente fosse sempre portata “fuori strada” da distrazioni e notifiche più o meno invadenti.

Arrivati a tornare a casa però, finito il campeggio, mi metto al volante e mi rendo conto di non sapere la strada.

La mia compagna si offre di farmi lei da co-pilota, usando il suo smartphone, ma la fermo: vediamo di provare qualche altra feature di questo telefono.

Così tiro fuori il vecchio telefono, attivo la funzione di hotspot sull’MP02 e siamo per strada, evitando strade trafficate e senza perderci.

La sera rimettiamo a posto l’attrezzatura da campeggio e mi preparo al rientro in ufficio di lunedì.

Solo quando mi trovo ad uscire di casa ed a prendere il telefono di lavoro mi rendo conto di non aver fatto il cambio SIM sul vecchio smartphone: senza volerlo avevo allungato la sfida del weekend.

In ritardo come sempre prendo tutti i telefoni e li metto nello zaino, convinto di effettuare il cambio una volta in ufficio.

Ma poi penso: per le comunicazioni di lavoro ho già un telefono, che me ne faccio di altre distrazioni?

Così lascio il mio telefono personale lontano dagli occhi e dalle dita e mi affido alla semplice utilità di MP02.

A fine giornata, mentre prepariamo cena, riprendo il vecchio telefono e mi metto a guardare cosa mi sia effettivamente perso: email di pubblicità, i soliti messaggi, tanto spam, poco altro.

E fu così che, mentre trascorrevamo la nostra serata a cercare di scegliere cosa guardare su una delle tante piattaforme streaming, mi è venuta l’idea:

perché non fare un’estate all’insegna del Digital Detox?

Vacanze comprese.

All’inizio sembrava folle, pensando al fatto che fino a quando ero alle elementari tutte le vacanze (e tutte le giornate, in verità) fossero Digital Detox a prescindere.

Ce l’avrei fatta?

La vera challenge iniziava adesso.

Durante le giornate in ufficio il MP02 aveva sicuramente ridotto le distrazioni digitali, anche se colleghi e colleghe che si fermavano alla scrivania a guardare con interesse il piccolo telefono di casa Punkt erano all’ordine del giorno.

Più di qualcuno ha seguito il mio esempio, puntando a una minor “dipendenza” dai social e dalle app di distrazione di massa.

I “non ce la potrei fare” sono stati tanti, è vero, ma io avevo sempre la risposta pronta:

“Se ce la sto facendo io, perché no?”

E così arrivano le ferie e la prima grande sfida:

una settimana in Turchia, terra natale della mia compagna, a trovare i suoi e a partecipare a un matrimonio nella vibrante Istanbul.

Pensavo che, tra il mio telefono sempre nello zaino e quello della mia compagna, le differenze non sarebbero state molte rispetto alla vita di casa.

Ma una volta lasciata l’Europa, su un traghetto da Kos a Bodrum, è arrivata la sfida aggiuntiva:

senza un piano dedicato, non avrei potuto né chiamare né ricevere chiamate.

Mi prenderò una SIM per turisti, nella peggiore delle ipotesi”, concordai con la mia compagna mentre scaricavamo i bagagli sul molo.

Spoiler: non ne ho avuto bisogno.

Questo sicuramente è stato avvantaggiato dal muovermi con una local, che sapeva navigare le brulicanti stradine della città senza mappe e che conosceva i locali senza bisogno di affidarsi alle recensioni online.

Vivere davvero il viaggio

Senza la distrazione del telefono inoltre ho approfittato anche per essere più social alla maniera di una volta, facendo pratica con il mio turco stentato con amici e parenti della mia compagna.

Di sicuro non prenderò la certificazione linguistica, però ho conosciuto persone nuove e mi sono rilassato senza distrazioni, tra giornate in spiaggia e sorsi di çay (il tè turco).

Anche nei momenti più mondani, come un tour in barca gentilmente offerto da un amico o un giro a un centro commerciale per prendere gli ultimi accessori per il matrimonio, è stato bello potersi immergere nel momento senza perdersi a guardare le ultime email — solitamente piene di promozioni commerciali prive di alcun interesse — o senza fare foto che poi non avrei più riguardato, perse nella marea di bit e pixel di una galleria già troppo piena.

Anche quando siamo arrivati a Istanbul, tra le colazioni del vivace quartiere di Beyoğlu, le visite alle moschee e i tour sul Corno d’Oro, fino al grande evento, l’unica tecnologia che si è messa tra il mio sguardo e le mie vacanze è stata la macchina fotografica.

E questo solo per immortalare i momenti e gli scorci che, con meno distrazioni, riuscivo davvero a cogliere.

Ritorno alla montagna

E poi, per finire le vacanze, abbiamo riportato MP02 a casa, dove tutto è iniziato:

qualche giorno di campeggio a Sauris per staccare dalla mondanità prima di tornare in ufficio.

Anche qui, sebbene il problema della linea si fosse risolto, ho resistito bene alla tentazione di riprendere in mano le “vecchie abitudini”, restando fedele alla mia sfida.

Unica eccezione è stata affidarmi a un’applicazione per i sentieri di montagna, giusto per evitare di dover usare il MP02 per chiamare i soccorsi.

Anche in questo caso però ha saputo sorprendere, nella sua essenzialità, permettendomi di telefonare ai miei tra malghe e alpeggi, dove il telefono della mia compagna non aveva segnale.

Ultima “sfida nella sfida” di queste vacanze Detox è stata quella di affidarsi alle mappe cartacee, esattamente come si faceva prima delle app e degli smartphone, per un tour in e-bike nei dintorni di Sauris.

Aiutati anche dal fatto che i sentieri erano ben segnalati, siamo riusciti a finire il nostro giro senza problemi, lasciandoci trasportare dagli scorci suggestivi del paesaggio di montagna.

Anche grazie al supporto VoLTE, la qualità delle chiamate per la mia esperienza è stata ottima, migliore rispetto a qualsiasi altro smartphone mai avuto.
Per un telefono che si promette di fare quello e poco altro, era necessario ma non scontato.
Nella scatola è presente un adattatore USB-C a jack 3.5 per usare cuffie auricolari.
Supporta anche il bluetooth senza difficoltà ed anche la funzione vivavoce mantiene una buona qualità sia in entrata che in uscita.

Tastiera e scrittura
Nel tentare di mantenere essenziale la struttura e compatto il design, si sente a volte la mancanza dei tasti “destra” e “sinistra” per fare il paio con il “giù” e “su” disponibili, ma la combinazione con i tasti numerici risulta accessibile.
Il sistema di suggerimenti per la scrittura funziona mediamente bene, anche se la logica non è sempre chiara.
Manca un sistema per inserire nuove parole. Le lingue potrebbero essere di più.

Durata della batteria
La batteria non ha mai tradito e tiene bene una giornata di uso continuativo.
Funzioni come hotspot e connettività incidono sul consumo.

Usabilità
Forma comoda, leggera, robusta.
Navigare nella rubrica non è sempre semplice.
Schermo leggibile anche al sole.

Funzioni
Ha tutte le funzioni essenziali senza incentivare l’uso eccessivo.
La scrittura è possibile ma non invogliante — e questo è coerente con il design.
Buone note, manca voice note.
Ottimo hotspot.
Sveglia personalizzabile, ma suono non modificabile.

Per essere un feature phone pensato per ridurre l’uso degli smartphone, ha tutte le carte in regola.

Usando il MP02 ho avuto la netta impressione che questa fosse una scelta precisa:

Un telefono che ti fa fare quello che ti serve, solo se davvero ti serve

- di Raffaele Catoni