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Ridurre le distrazioni per essere più consapevoli

di Stefano Borzacchiello, founder SUPMindfulness

Ogni volta che prendo lo smartphone so che, anche se sono al cento per cento convinto di voler fare una cosa — rispondere a un messaggio, vedere uno specifico contenuto — quasi certamente, una volta che il suo display si illumina, anche se ho ridotto le notifiche al minimo, troverò qualcosa che non mi aspettavo.

Anche un semplice messaggio su WhatsApp sposta la mia attenzione.

Ne sono consapevole: posso provare a essere più intenzionale, ma la mente riceve comunque uno stimolo inatteso. E impiega energia per comprenderlo e andare avanti.

È la natura dello smartphone — il suo essere un contenitore di molti stimoli — a renderlo uno strumento potente, a volte troppo, e per questo impegnativo da gestire.

Con il Punkt MP02, l’ho sperimentato in questi mesi, è diverso.

Quando lo prendo, l’unica cosa che può succedere è trovare un SMS non letto, una chiamata non risposta. Nient’altro.

Per questo mi sento di dire che aver accettato di partecipare alla Challenge è stata più che una sfida: un percorso.

Un percorso in cui, fin dall’inizio, sono stato consapevole di non poter fare altro che chiamare o mandare un messaggio.

In poco tempo ho compreso che, in quei momenti, questo non era un limite. Anzi, mi ha fatto sentire più leggero e libero.

Giorno dopo giorno, la sua semplicità me l’ha reso simpatico.

Il suo aspetto solido, le forme compatte e il fatto che, essendo piccolo, stia comodamente in una tasca dei pantaloni, mi ha permesso di portarlo con me con facilità.

Via di fuga

All’inizio, quando ho deciso di inserire la SIM nel Punkt MP02, ho avuto — lo ammetto — un po’ di timore.

Mi dicevo: perderò sicuramente qualcosa di importante, non avendo accesso a WhatsApp, ai social o alla mail.

Invece ho scoperto che proprio non averli, per un periodo di tempo, mi rilassava.

Tanto che, quando “dovevo” tornare allo smartphone, ci pensavo un attimo prima di fare il cambio, sapendo che, nel momento in cui lo avrei acceso, sarebbe arrivata l’ondata di messaggi e notifiche.

Anche quello, però, è diventato un allenamento.

Ecco perché utilizzare il Punkt, per me, è diventato un allenamento al digital detox.

Del resto, ci siamo incontrati ed è iniziato tutto proprio lì, a Sauris, al Digital Detox Festival.

Nelle settimane successive, questa sensazione di leggerezza mi ha accompagnato anche sull’acqua, dove il silenzio è il mio laboratorio di consapevolezza.

Inizia la challenge

La sfida mi ha incuriosito e, in pochi giorni, ho trovato nell’MP02 un alleato prezioso anche nelle mie uscite in SUP.

In quei momenti di sport all’aperto mi piace stare con me stesso, ascoltare i rumori dell’acqua che scivola sotto la tavola e la natura che mi circonda.

Lo smartphone, lo so bene, non è necessario.

Ma è fondamentale avere, per sicurezza, sempre un telefono.

Sapere di avere nella sacca stagna solo un telefono mi dava la certezza di poter chiamare in caso di bisogno, senza portarmi dietro lo stress di notifiche e distrazioni.

In alcune uscite senza smartphone ho riscoperto anche la mia vecchia macchina fotografica digitale.

Sono tornato a scattare una foto… senza poterla condividere all’istante. E senza volerla condividere nemmeno dopo.

Usandolo, mi sono reso conto anche di quanto ci siamo dimenticati il piacere dei tasti.

Non ero più abituato a digitare e premere un pulsante sentendo l’effetto della pressione sotto le dita.

Anche questo, in un mondo in cui le dita sfiorano e basta, è stata un’altra piacevole riscoperta.

A bordo di SUPMindfulness

Nelle settimane successive, osservando in me questi cambiamenti, ho deciso di farlo diventare un simbolo delle sessioni di SUPMindfulness.

Attraverso la sua presenza, mi aiutava a trasmettere ancora meglio uno dei cardini dell’esperienza: il digital detox.

In SUPMindfulness, infatti, lo smartphone resta a riva.

Non ci deve essere, prima di tutto, per non avere distrazioni e potersi concentrare sul proprio mondo interiore.

Mostrandolo ai partecipanti, osservavo le loro reazioni incuriosite quando parlavo di un oggetto che ci permette di tornare alla semplicità.

Nel tempo ho compreso che è proprio questo il punto:
l’MP02 incarna uno stile di vita più essenziale.

Un simbolo che dimostra che tornare all’essenziale aiuta a ritrovare serenità.

Riscoprire la voce

Usarlo mi ha fatto venire più voglia di telefonare. Di usare la voce.

Sì, va detto: scrivere un SMS, dovendo digitare lettera per lettera, lo trovo scomodo.

E così, con l’MP02, sono tornato a fare telefonate. A sentire la voce di chi mi risponde.

E ho riscoperto che ci si capisce molto più velocemente parlando, rispetto a scambiarsi decine di messaggi.

Osservando anche quanto siamo diventati poco abituati a rispondere al telefono.

Come se una chiamata fosse troppo.

Perché richiede presenza, tempo, ascolto e una risposta immediata.

E così mi sono reso conto che, oggi, una telefonata è quasi un gesto rivoluzionario.

Solo chi serve

All’inizio non ho trasferito tutta la rubrica.

Ho scelto di salvare solo i contatti delle persone che davvero volevo chiamare.

Anche questo è stato un momento di consapevolezza: chi conta davvero nella mia vita?

“Un telefono che fa solo il telefono” — così lo definivo.

Un telefono che alleggerisce il carico mentale.

Come una valigia essenziale: porti solo ciò che ti serve per stare bene.

Nel tempo della Challenge ho fatto un passo ulteriore: ho lasciato la SIM nello smartphone e ne ho presa una dedicata all’MP02.

Così potevo uscire solo con lui, sapendo che solo poche persone potevano trovarmi.

E tutti gli altri… possono aspettare.

La scelta

Ora ho due telefoni.

Ho raddoppiato il mio peso digitale?

Sì, forse, se guardo solo al numero di dispositivi.

Ma nella realtà, avere due telefoni per me non significa essere più connesso.

Significa poter scegliere.

E nella scelta ritrovo la mia libertà digitale.

Oggi posso decidere con più consapevolezza come vivere la mia giornata: quando ho davvero bisogno dello smartphone e quando, invece, per stare più leggero, mi basta il Punkt MP02.