La comodità si paga

La comodità si paga

In un'intervista del 2014 con Time magazine, il talentuoso industrial designer Jonathan Ive e i suoi dipendenti vengono descritti come creativi che cercano di “rifare quello che vedevano come il noioso, pigro mondo che li circonda”. 'Rifare' ha due significati: cambiare o riprodurre. Possiamo immaginare che in questo caso si intendesse il primo, ma forse la situazione reale è un po' diversa... 

La nostra accettazione ormai quasi automatica della tecnologia moderna si basa in genere sull'idea che è “comoda”. L'esempio più ovvio è lo smartphone, con una gamma di funzioni troppo numerose per essere elencate. Ma cosa si perde, sposando la comodità a breve termine? 

Lo svantaggio più evidente di avere tutto in un device è che quando c'è un problema, si perde tutto. Potrebbe essere una batteria scarica, o un aggiornamento problematico appena prima di partire, che ti lascia senza telefono, senza macchina fotografica, social media, sveglia, ecc... E quando risolvi il problema, ma rimani senza dati memorizzati (una funzione affidata da tempo al telefono), magari poi scopri che il tuo telefono ormai può essere usato come un fermacarte. 

E poi c'è la seccatura quotidiana di affidarsi a software che funzionano solo in parte: conosciamo tutti la sensazione di cercare di trascinare virtualmente qualcosa che non si muove bene, o di avere dei problemi con lo schermo, oppure, quando arriva un nuovo sistema operativo, di scoprire che una funzione che usavamo scompare all'improvviso. Il mondo digitale è imprevedibile, e a volte è meglio prendersi una pausa.

Anche i social media sono descritti come “un comodo strumento per rimanere in contatto”. Ma il suo effetto è come una strada nuova: comoda, finché si riempie di traffico e gli ingorghi ricominciano come prima. Allo stesso modo, decidiamo di trasferirci in un'altra città o in un altro paese, credendo di poter rimanere in contatto grazie a algoritmi, telecamere, tastiere. Poi, qualche anno dopo, sentiamo raccontare storie tristi tipo questa:

Skype mi stuzzica, cioè intensifica il mio desiderio di essere con le mie nipoti in uno spazio tridimensionale oltre che nel tempo. E anche se sono sempre felice di vederle, quando mi scollego mi sento insoddisfatta, come se qualcuno mi invitasse a un tre stelle Michelin e poi mi chiedesse di andarmene quando stanno per arrivare i primi. www.grandparents.com

Ma come i corvi, siamo una specie che sfrutta quello che ha a disposizione . Sta tutto nel trovare un equilibrio, a meno che non vogliamo smettere di usare il fuoco, l'aratro e la ruota. Quindi, dove mettiamo un limite? Il desiderio di quella nonna di tornare a un contatto tridimensionale forse ci può dare un indizio.

Vedendo la corsa a prodotti sempre più sottili e leggeri, si ha l'impressione che i produttori di elettronica vedano il cellulare/tablet/computer/TV perfetto come uno strumento essenzialmente bidimensionale, pixel che fluttuano nell'aria. Nell'intervista del Time, Ive parla di un “ritorno all'idea del prodotto artigianale”, e di un “fascino assoluto per il mondo fisico”. E mentre i prodotti di elettronica si baseranno (quasi) sempre sulla tecnologia invisibile del micro-chip, c'è un effetto boomerang nella diffusione del device che fa tutto ed è sempre acceso, sempre presente. L'interesse per i prodotti che esistono nella realtà fisica è in aumento: un orologio che sia davvero un orologio, e non qualche riga di codici; un telefono piacevole da tenere in mano e la cui eleganza tangibile non si basa su cosa fanno i suoi pixel. 

E questi oggetti possono essere davvero moderni. Usare vecchi device è un'opzione, ma per chi non è nostalgico e preferisce investire in uno strumento d'alta qualità, prodotto in pochi pezzi, ci sono sempre più prodotti che sono davvero innovativi senza per questo essere sinonimo di un inutile eccesso di funzioni. Può essere anche definito come un nuovo modo di semplificarci la vita, un dettaglio che in genere è sfuggito ai modelli di business dei giganti della tecnologia.

Vivere davanti allo schermo di un computer o rimanere aggrappati alla sicurezza di poter contattare all'istante tutte le persone che conosciamo e comprare tutto quello che possiamo permetterci, può portare alla noia e alla pigrizia di cui parla l'articolo del Time. I pixel saranno anche stimolanti, ma le esperienze genuine che implicano la tridimensionalità e i cinque sensi si trovano solo nel mondo reale.

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